NON SOLO HAPPY DAYS

Parliamo della vita americana negli anni 50. In questa pagina continueremo a parlare degli artisti e delle tendenze della vita Americana negli anni '50. Cercheremo di raccontare un'epoca indimenticabile, dove il suono dei motori e del Rock 'n' Roll trionfavano.


Questa e' la traduzione di una delle canzoni di amore di Elvis, era uno dei "hits" Il nome della canzone e'
Ti manco io stasera? "Are you lonesome tonight?" (Ti sente sola stasera?)
 
Ti senti sola stasera ?
Ti dispiace che siamo andati su vie separate?
Ti ricordi di un giorno più bello e pieno di sole
Quando ti baciai e ti chiamai amore mio?
E le sedie nell'entrata della tua casa sembrano vuote e nude?
Guardi mai all'entrata ed immagini che io sia lì ?
E' pieno di dolore il tuo cuore, dovrei ritornare?
Dimmi cara, ti senti sola stasera?
Chissà se tu ti sentirai sola stasera
Sai qualcuno disse che il mondo e' un palcoscenico
Ed ogni uno deve avere la sua parte
Il destino fu che io avevo la parte di amarti come la mia ragazza
Il primo atto fu quando ci incontrammo. E io ti amai appena ti vidi
Tu leggesti le linee della tua parte cosi furbamente, senza mai fare uno
sbaglio (1)
Poi venne il secondo atto, tu incominciasti a cambiare e a comportarti strana
Il perché non lo saprò mai
Miele (una parola usata come cara) quando mi dicesti che mi amavi non era vero
Ma io non avevo ragione di farti avere dubbi
Ed io preferirei continuare a sentire le tue menzogne (bugie)
che continuare a vivere senza di te
Ora il palcoscenico e vuoto e io sto qui
con questo vuoto tutto intorno
E se non ritornerai a me
Allora possono abbassare il sipario
E' pieno di dolore il tuo cuore, dovrei ritornare?
Dimmi cara, ti senti sola stasera?
 
Questa canzonetta e' bellissima, la canta quasi senza accompagnamento musicale e non ha bisogno di spiegazione eccetto al (1) dove lui dice che lei non fece mai uno sbaglio. Lo sbaglio certamente e' quello di innamorarsi ... lo sbaglio che lui infatti aveva fatto.  
 
(Francesco Pocci)


Questa e' la traduzione di "Stuck on You"  (Invaghito di te) , il primo HIT di Elvis dopo il servizio militare.  E' semplicemente una canzone di un ragazzo innamorato di una ragazzetta e come il suo amore lo aveva incollato a lei in tal maniere che niente li potrebbe mai più separare.
 
Tu puoi scuoter una mela da un melo
Scuoti e scuoti zucchero (zucchero si chiama una ragazza a che uno piace)
Ma me non mi scuoterai mai
Ah Ah Ah  (una espressione vocale che vuol dire NO)
No signore , Ah , Ah
Rimarrò attaccato come colla
Attaccato perché sono
Invaghito (attaccato) a te
 
Scorrerò le mie dita fra i tuoi capelli lunghi
Ti stringerò più che un orso grizzly
Ah Ah Ah ( l'espressione dipende a come pronunciate vuol dire anche di SI)
Sissignore Ah Ah
Rimarrò attaccato come colla
Attaccato perché sono
Invaghito da te
 
Nasconditi in cucina, nasconditi nell'ingresso
Ma non ti servirà a niente
Perché quando ti prendo inizierò a baciarti
Una squadra di cavalli selvaggi non potrà separarci
 
Prova a strappare una tigre dal fianco del suo babbo
Così il nostro amore ci legherà
Ah Ah Ah
Sissignore Ah Ah
Rimarrò attaccato come colla
Attaccato perché sono
Invaghito da te
 
Certo le parole non fanno giustizia alla musica stessa, ma così quando poi sentite (o sentirete) la canzone.
 
(Francesco Pocci)


Stefano ecco la traduzione di "Hound Dog" Nel 1958 Elvis la canto (ad un cane da caccia naturalmente) sul famoso "Ed Sullivan Show", e' veramente una canzone molto semplice senza grande significato, però uno potrebbe riconoscere il fatto che tante persone fanno come fa il cane, cioè si lamentano, si annoiano e perdono l'entusiasmo e non si prestano a far qualcosa per cambiare la loro situazione.
 
Tu non sei niente altro che un cane da caccia
che si lamenta continuamente (sai come i cani da caccia abbaiano sempre)
Tu non sei niente altro che un cane da caccia
che si lamenta continuamente
Ebbene, non ti e' mai riuscito ad acchiappare una lepre
e quindi tu non sei un amico mio
 
Quando dissero che tu eri di classe alta
ebbene, quella era una menzogna 
Quando dissero che tu eri di classe alta
ebbene, quella era una menzogna
non ti e' mai riuscito ad acchiappare una lepre
e quindi tu non sei un amico mio
 
Come vedi. e' molto semplice ma però hai ragione e' una canzonetta molto viva cantata molto forte ed ha tanto ritmo ... Mi ricordo come se fosse oggi quando la cantò sull'Ed Sullivan show.  Era di sabato sera alle 9 , a quei tempi i televisori erano in bianco e nero e lui la cantava a questo povero cane (alla povera bestiola gli avevano messo un cappello) e il cane era lì buono buono con quello sguardo triste come hanno quel tipo particolare di cane da caccia.
 
(Francesco Pocci)


Le Pin up
Pin up. Chi non le ricorda, avvenenti e invitanti ragazze, mentre ammiccano dalle cartoline, dai calendari e  dalle “immaginette” spillate (To pin in inglese significa appunto “spillare”) nelle cabine dei camionisti americani.
Dagli anni ’30 agli anni ’50, quando persino la moda le prende come modello e le dive dello schermo prestano volentieri i loro volti, queste donnine formose, vestite succintamente e sempre con il sorriso stampato sulle labbra, hanno fatto sognare milioni di uomini americani. E non solo gli americani!
Il fenomeno della pin up art però nasce molto prima, alla fine dell’Ottocento per l’esattezza, ed esattamente in Francia, con l’apparizione delle illustrazioni di ragazze in deshabillé sulle copertine di riviste di successo come “La vie parisienne”. La fama di queste donnine, sempre poco vestite e dagli sguardi ammiccanti, non tarda molto a varcare l’oceano.
Nel 1916, infatti, il loro ideatore Raphael Kirchner viene chiamato nella lontana America per decorare con le sue pin up il Foyer delle Follies di Broadway. Sarà proprio in America che, a cavallo tra gli anni ’20 e ’30, le illustrazioni di queste signorine discinte prenderanno il loro stile inconfondibile: un modello di femminilità caratterizzato da una bocca sempre aperta, enfatizzata da un rossetto intenso. Gli occhi semichiusi truccati pesantemente, una grande attenzione alle gambe tornite, nude o inguainate in calze di seta (grande richiamo sessuale per il pubblico maschile dell’epoca), stagliate su uno sfondo bianco che elimina qualsiasi elemento di disturbo. La grande popolarità però arriva grazie agli occhi attenti di alcuni editori che notano l’evidente trasporto che le pin up suscitano nel pubblico, oltre alla loro capacità di far scordare i tristi momenti della depressione. Ed è così che alcuni periodici come “Gay parisienne”, “Silk stocking stories” e case editrici di riviste horror si assicurano la presenza di queste provocanti raffigurazioni.
Negli anni ’40 la grande svolta: infatti si registra l’uscita del primo periodico interamente dedicato alle pin up: “Beauty parade”. Nello stesso periodo alcune case di produzione di calendari e poster, si assicurano i migliori artisti del campo, cresciuti  in numero e ognuno con il proprio metodo. Tra i più importanti citiamo Earl Steffa Moren, che ritrae e lancia le ancora sconosciute Marilyn Monroe e Jayne Mansfield; Gil Elvgren che ha il merito di portare la malizia delle pin up nei poster pubblicitari della coca-cola; Zoe  Mozert (nome d’arte di Alice Adelaidemoser), l’unica artista donna, che dipinge Jane Russel nei manifesti per il film di Howard Huges “Il mio corpo ti scalderà”; George Petty, famoso per le sue “conigliette” disegnate per “Esquire”; a lui subentrerà il peruviano Joaquin Alberto Vargas y Chovez, il quale poi passerà a “Playboy”, la rivista che sostituì gli abiti attillati o trasparenti disegnati sulle forme delle pin up, con disinvolte nudità.
Siamo negli anni del secondo conflitto mondiale e le pin up invadono i campi militari, ritratte su scatole di fiammiferi, portasigarette e…sulle bretelle. Una pin up con il volto e le forme di Rita Hayworth fu addirittura disegnata sulla bomba atomica di Bikini.
Negli anni ’50 e ’60 le pin up riconfermano il loro successo: le ritroviamo ritratte sulle copertine dei paperbacks (i libri tascabili) e su quelle di Mistery (i gialli). Tra i titoli più famosi dei primi ricordiamo “La vita privata di Elena di Troia” di John Erskwe, e “Gli uomini preferiscono le bionde”, il mitico libro di Anita Loos da cui è stato tratto il mitico film con Marilyn Monroe e Jane Russel. Tra i secondi ricordiamo le copertine di alcuni gialli di Agatha Christie.
L’Italia, all’epoca dell’esplosione delle pin up, rimase indifferente: forse la morale comune le considerò un po’ spinte. Al massimo ne rifece il verso, con grande cautela, in alcuni lungometraggi come in “Poveri ma belli”, dove Marisa Allasio veste i panni di una timida pin up nostrana. Oggi i rari disegni originali delle pin up si comprano alle aste d’arte per non meno di 35 milioni.
a cura di Davide Schifano

Lenny Bruce
E’ stato definito sporco, a causa del suo linguaggio colorito e audace. E’ stato definito pazzo, perché ha affrontato tematiche scomode per il suo pubblico e scottanti per il suo tempo. E’ stato definito un profeta, perché le sue battute parlavano direttamente alla coscienza di chi ascoltava, mettendo in crisi i valori e le certezze del suo tempo. E poi il suo stile ha influenzato tutta la comicità moderna, non si può trascurare questo dettaglio.
Si esibiva nei bar di North Beach a S.Francisco. Era pronto a sparare parole su qualsiasi argomento, a patto di far male, a tutti, lui compreso. La sua ascesa viaggia parallela a quella dei Beat: era amico di Bob Dylan, Philip Dick, William Borroughs, Charles Bukowsky, Timothy Leary.
Esordì al Ann’s 400 club, proprio nel periodo in cui Ferlinghetti e Ginsberg erano nel mezzo della bufera giudiziaria legata al processo “Howl”, il poema che mandò in tilt l’America. Esce “On the road” di Jack Kerouac e il mondo intero conosce il fenomeno beat. Era il 1957.
Bastò una recensione positiva di due dei giornalisti più importanti della Bay area, Cherb Caen e Ralph Gleason, e le serate di Lenny cambiarono completamente. Accanto al pubblico di affezionati, si aggiunse un’enorme folla di curiosi: così iniziò lo strepitoso successo di Lenny Bruce. Arrivarono la fama, la gloria, (il denaro), ma anche le prime denunce. Fu accusato di oscenità in luogo pubblico, detenzione e uso di stupefacenti. Era costantemente inseguito dai creditori e dalla Legge. Morì il 3 Agosto del 1966 per overdose di morfina. Si spegne così, nello squallore di una stanza di albergo, un mito, che faceva paura perché aveva il dono di parlare alla coscienza.
Le battute di Lenny un piccolo omaggio
L’eredità che ci ha lasciato il comico è costituita da due album di parole: “Interviews of our time”, che è una raccolta delle sue celebri battute, e “Ladies & Gentleman: Lenny Bruce!”, che è la sua autobiografia.
Il regista BobFosse ha dedicato un film a questo artista e alla sua travagliata vita, si chiama “Lenny” (1974), protagonista un giovane Dustin Hoffman nei panni del memorabile comico. Noi vogliamo ricordare Lenny Bruce con le stesse parole che lui pronunciava nei suoi spettacoli, riportando due celebri battute.
Dopo la prima guerra, quattro psichiatri mi convocarono al Newport Naval hospital. Il primo ufficiale: “Ha mai avuto rapporti omosessuali?”, Lenny: “No, Signore!”. Secondo ufficiale: “Le piace la compagnia delle donne?” Lenny: “Certo, Signore”. Terzo ufficiale: “Le piace avere rapporti con le donne?”, Lenny: “Certo, Signore.”. Quarto ufficiale: “Le piace indossare abiti femminili?”, Lenny: “Qualche volta”. Insieme i quattro ufficiali: “E quando succede questo?”, Lenny: “Tutte le volte che gli abiti mi stanno bene”. Fui cacciato come indesiderabile.
 
Quando ho divorziato, un paio di riviste mandarono, cinque anni dopo, qualcuno per farmi la solita domanda: “Che cosa è successo al tuo matrimonio?”. “E’ stato distrutto da mia suocera”, risposi. E il reporter ride. “La suocera?! Ah, ah, ah... Cosa è successo?”. Ed io: “Mia moglie è tornata presto dal lavoro e ci ha trovato a letto”. Il reporter: “A letto!? Ma questo è perverso!”. Ancora io: “Perché!? Era sua madre, non la mia!”
 
Questo era Lenny Bruce.






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