
Howard Cunningham è uno dei personaggi immaginari della celebre serie televisiva statunitense Happy Days (1974-1984 ambientata negli anni 50-60), interpretato da Tom Bosley, e doppiato in italiano prima da Lino Troisi, poi da Gil Baroni.
Howard è il padre di uno dei ragazzi della serie, il co-protagonista Richard “Richie” Cunningham, del figlio maggiore Chuck (quest’ultimo però, scompare già dalla seconda stagione della serie), e della terzogenita Joanie “Sottiletta” Cunningham.
Il personaggio che più di tutti ha rappresentato la famiglia Cunningham, il capo famiglia, colui che con le sue smorfie, i suoi sorrisi pieni di bontà, ma anche con i suoi consigli, ha accompagnato tutti noi nella nostra adolescenza, sovrapponendosi spesso alla vera figura dei nostri papà, per molti di noi è stato una guida, un esempio. Per noi innamorati di Happy Days era semplicemente papà Cunningham.
Quanti episodi ci sono da raccontare con il nostro Howard grande protagonista,moltissimi, ma in uno di questi, io credo ci sia davvero tutto Howard Cunningham, con la sua simpatia, la sua autoironia, ma anche con le sue debolezze nascoste, insomma un uomo vero. L’episodio di cui parliamo è “ Il Compleanno di Howard” che ha inizio nel bel soggiorno dei Cunningham, con tutta la famiglia intenta a fare colazione, ed Howard convinto di compiere quel giorno 43 anni, e così quando la sua famiglia, con Marion in testa, riesce a fargli capire che in realtà sono 45, Howard entra in crisi, e comincia a pensare al fatto che in 45 anni non ha mai fatto niente di particolarmente eccitante, anzi si convince che la sua vita è una vita monotona senza forti emozioni. E così Richie, con la complicità di tutti i loro amici, decide di organizzare una vere e propria riproduzione della vita di Howard, riproponendo personaggi del passato ( interpretati dai vari Ralph, Potsie, ecc…) e ricordando tutti i successi o meglio i risultati che papà Cunningham ha ottenuto nei suoi 45 anni di vita.

Ma è proprio questo che manda Howard in piena depressione, convincendosi sempre più che la sua è stata una vita mediocre, piena di rimpianti. Il suo rimpianto più grande è quello di non aver mai fatto un viaggio, e decide andando contro il parere della famiglia, di esaudire il suo sogno di sempre, cioè andare a Tahiti. E così il giorno dopo Marion ed i ragazzi non vedendolo tornare dal negozio, capiscono che Howard ha deciso di provare l’avventura tanto sognata, la partenza per Tahiti. Fonzie si prodiga per riportare a casa il Sig.Cunningham, ma dopo averlo cercato per mari e monti, scopre che Howard si è rifugiato proprio nel suo appartamento. Così mentre Howard spiega a Fonzie che si trova lì in attesa di una chiamata dalla compagnia aerea, Fonzie comunica a papà Cunningham che appena lui sarà partito per Tahiti, la sua famiglia oltre a soffrire molto la sua assenza, cambierà totalmente stile di vita, inventando storielle del tipo che Joanie smetterà di studiare, Marion riprenderà a lavorare……e cose simili. A quei terribili racconti esce fuori il personaggio che tutti noi abbiamo amato, l’amore e la preoccupazione per la sua famiglia stravincono sulla voglia di esaudire il sogno di una vita.
È sposato con Marion e lo si vede spesso in casa, insieme agli altri componenti della famiglia, in una graziosa villetta a due piani nella cittadina di Milwaukee (Wisconsin). Insieme a Marion, Richie e Warren “Potsie” Weber, nasce come personaggio di una puntata del 1972 della serie statunitense Love, American Style (l’anteprima di quello che diventerà Happy Days), nella quale però era interpretato da Harold Gould.[3] In quell’anno, Tom Bosley era già attore di successo, impegnato a girare il film To find a man.
Il signor Howard discute spesso con la moglie Marion e con i figli, ma il suo carattere è semplice e cordiale anche se, a tratti, un po’ scontroso. Il suo aspetto fisico è grassoccio e un po’ basso, tanto da sembrare un bonaccione, tuttavia spesso rimane fermo e autorevole nella retta educazione di Joanie e di Richie.
Conduce un negozio di ferramenta e, nel tempo libero, oltre che leggere il giornale a casa, frequenta la “Loggia del Leopardo”, una sorta di piccola ed esclusiva associazione dove si riuniscono i padri di famiglia per organizzare le più disparate iniziative, e dove è obbligatorio portare un bizzarro cappellino leopardato. Sua massima aspirazione è diventare “gran puba” della loggia del leopardo. È nato il 28 settembre.
