“Happy Days” compie 50 anni. Ricordare “Happy Days” significa ricordare la propria giovinezza, questo era lo scopo di quando è stata presentata per la prima volta nel 1974. La serie TV piaceva agli adulti che erano giovani durante il periodo di tempo che Happy Days rappresentava, all’incirca dalla metà degli anni ’50 alla metà degli anni ’60, in 11 stagioni. Ma non solo, nello stesso tempo, Happy Days mostrava ai giovani di allora questo periodo che non avevano mai vissuto.
“Happy Days” fu una scommessa sul fatto che il pubblico televisivo avrebbe avuto una pausa dai problemi che attraversavano gli USA a metà degli anni 70.
L’era di “Happy Days” è stata un periodo meraviglioso, ingenuo e romantico, per certi versi la serie non è mai finita è stata semplicemente tramandata attraverso le nuove generazioni.
50 anni di Happy Days: cosa resterà di questi anni.
Stiamo parlando di una serie TV che ha segnato e raccontato parte della storia americana degli anni 50, diventando un vero e proprio fenomeno di costume che ha attraversato gli oceani e i continenti, arrivando fino a noi. Una serie TV spensierata, pacifica, brillante, senza drammi, senza toni cupi, che ha fatto innamorare i giovani dell’epoca, e forse anche quelli di adesso, di tutto il mondo. Merito di una scrittura brillante, di personaggi indovinati ed empatici, di un tono sempre vivace ed allegro. Non è solo la classica family comedy con la formazione dei figli adolescenti, tra primi amori e prime volte, e le vicissitudini quotidiane degli adulti, con la famiglia del protagonista, Richard ‘Richie’ Cunningham (un giovanissimo Ron Howard) dal cui punto di vista viene raccontata la storia. Ma anche il concetto che anche gli amici possono essere la tua seconda famiglia. E questi sono Ralph Malph (Don Most) e Warren ‘Potsie’ Weber (Anson Williams), che insieme ad Arthur Fonzarelli (Henry Winkler), detto ‘Fonzie’, sono i consiglieri e compagni delle (dis)avventure di Richie, il classico bravo ragazzo della porta accanto. Il successo è travolgente, e in pochi anni Happy Days diventa la serie più vista in TV in America. Una visione quindi idilliaca (e parziale) di ciò che effettivamente sono stati quegli anni, ma che allo stesso tempo permetteva a tutti gli spettatori in giro per il mondo di sognare ogni settimana.
